PIAZZA PALAZZO CITTÀ

Un reportage di Elena Lupica

Il 4 maggio 2020 a Torino è stato chiuso un dormitorio. La struttura era stata aperta all’inizio dell’inverno per l’emergenza freddo ed era gestita dalla Croce Rossa. Inizialmente la data di chiusura era stata decisa per il 31 marzo, prolungata poi a causa dell’emergenza Covid-19. Con l’inizio della Fase 2 l’amministrazione ha deciso di smantellare il rifugio lasciando senza preavviso e senza una soluzione alternativa quasi cento persone a dormire in strada. Durante la giornata alcuni di loro hanno deciso di occupare la piazza davanti al Municipio, piazza Palazzo di Città, in attesa di una risposta da parte dell’amministrazione.

Durante l’occupazione mi sono recata varie volte a seguire la vicenda e ho avuto l’occasione di poter parlare con chi è restato davanti al Comune per una settimana intera a rivendicare i propri diritti.

8 maggio

La prima cosa che si sente in piazza Palazzo di Città sono le voci, tantissime voci. Persone sedute ai piedi della statua del Conte Verde (collocata nel centro della piazza) o sotto ai portici che chiacchierano tra loro. Ci sono anche dei ragazzi che giocano a pallone. Sono solo una piccola parte di quelli che prima avevano trovato rifugio al dormitorio di piazza d’Armi.

L. si presenta: “Ho 28 anni, vivo per strada dal giugno 2019.” Prosegue il suo racconto: “Sono qui da due giorni, prima ero in giro. Non voglio tornare in dormitorio, ho subito delle violenze e dei furti, ho paura.”  Le chiedo se il Comune ha già trovato delle soluzioni dopo questi primi tre giorni. “Alcune si, altre si sta aspettando. Stasera se ne vanno a Chieri sette persone, però siamo ancora in emergenza.” Secondo L. una possibile soluzione ci sarebbe: che il Comune metta a disposizione gli appartamenti vuoti di sua proprietà. “Noi ora siamo qui davanti perché vogliamo essere ascoltati, ci deve essere anche un po’ di umanità da parte del Governo.”
Ma per il momento non è ancora stata trovata una soluzione.

9 maggio

Sin dal primo giorno si è creata in modo spontaneo una rete di solidarietà per aiutare le persone nella piazza. Sono ragazzi e ragazze che hanno provveduto a recuperare cibo, prodotti per l’igiene personale, coperte e tende.

Parlo con A.: “Faccio parte del gruppo di solidali che si sono uniti a questo presidio e stanno cercando di portare tutto l’aiuto possibile. Recupero il materiale vario tra amici e conoscenti e dobbiamo raccogliere un po’ di tutto, dal cibo – anche se ci sono alcune associazioni che ci stanno aiutando a portare la cena- ai prodotti per l’igiene personale e per disinfettare, guanti mascherine ecc, ma chiaramente siamo in una condizione di livello igienico-sanitaria veramente precaria. Raccogliamo anche vestiti, tende, coperte e cose del genere, tutte regalate da noi o da chi ha voluto contribuire. Tutti gli aiuti vengono spartiti tra qua e piazza d’Armi. Dal punto di vista organizzativo non siamo sotto nessuna associazione né bandiera politica. Siamo persone solidali che hanno deciso di dare una mano.”

Nella piazza ci sono 30-40 persone che vogliono far vedere che esistono e ricordare che è in corso una pandemia. A. continua a raccontarmi: “La situazione è molto delicata perché ci sono persone con delle storie abbastanza pesanti alle spalle e hanno varie fragilità, abbiamo qualche persona col diabete, qualcuna con problemi fisici e psicologici, qualche persona dipendente per esempio dall’alcol.” La convivenza non è sempre facile perché come spiega A. vi sono persone che provengono da paesi diversi e alcuni hanno tante difficoltà. E il Comune in tutto questo? “Il Comune, come si dice qui, cincischia. La situazione è che ci sono alcuni con i documenti quindi dal punto di vista burocratico esistono. C’è già una madre con un bambino e un paio di persone malate che già sono state inserite in delle strutture e altre 7 persone in un CAS di Chieri. Si stanno muovendo a piccoli passi per chi ha il documento. Ma la maggior parte di loro non ce l’ha quindi dal punto di vista burocratico non esiste. Giovedì prossimo (14 maggio) dovrebbero riunirsi per parlare nello specifico di questa situazione. Diciamo che il Comune se la sta prendendo comoda.”

Torniamo a parlare delle condizioni igieniche di chi sta vivendo nella piazza.
“Il bagno?”- dice A.- “non abbiamo un bagno! Le persone si stanno arrangiando dove possono  e non riusciamo a farci prestare un bagno da nessuno della zona. Il bagno pubblico, ce n’è uno qua vicino,  è stato chiuso per l’emergenza corona virus e non possiamo usarlo. A livello igienico-sanitario siamo messi veramente malissimo…qua c’è gente che dorme per strada e che ha veramente poche tutele dal punto di vista igienico. Noi stiamo chiedendo solo un bagno. La gente qua non può lavarsi, sta pisciando per strada dove capita e non è per niente bello né dal punto di vista umano né dal punto di vista igienico.” 

S. mi racconta: “Mi chiamo S., vengo dalla Guinea-Bissau, sono in Italia dal 2012.” S. lavorava ma ha perso la casa e quindi ora si trova in piazza Palazzo di Città. Durante l’emergenza freddo si era recato al dormitorio di piazza d’Armi. “C’erano anche i ragazzi che vedi qua. Siamo di tanti paesi, Nigeria, Ghana, anche italiani. Molti non hanno il documento.” S. racconta che quando è stato smontato il dormitorio di piazza d’Armi le persone sono state mandate via con la forza, c’era anche la polizia. “Quindi noi siamo venuti qui, nella piazza del Municipio, per protesta. Siamo arrivati qua e invece che il sindaco è venuto un uomo che ha preso i nostri nomi, numeri di cellulare e ci ha detto che dovevamo andare via e che avrebbero trovato una soluzione. Noi non andiamo via, non abbiamo una casa, dove andiamo? Dormiamo in strada, quindi rimaniamo qui.”.
S. racconta che un avvocato dell’ASGI si è presentato nella piazza per dare una mano e che sta cercando di fare il possibile.
“Il comune dice che ci sistemerà.” Conclude S., ma non sembra molto convinto.

In fondo a queste scale, dietro allo striscione “Sanatoria”, è collocato il bagno, dove in teoria dovrebbero esserci dei servizi pubblici. Il Comune non ha voluto aprirli e la gente usa questo spazio come bagno. È l’unico dove ci si può appartare per poter godere di un po’ di privacy. “Lo puliamo noi. Il secondo e il terzo giorno abbiamo chiesto come aiuti sacchi della spazzatura e delle scope” racconta un occupante della piazza. Non ci sono altre soluzioni. 

11 maggio

Al mio arrivo noto che, seduto vicino alla sua tenda, c’è un ragazzo con la gamba ingessata. Che è successo? Mi racconta A. “Stavamo giocando a calcio!” A. mi racconta di come la partita di calcio sia una situazione svagante da un lato ma che crea tensione da un altro. “La settimana scorsa qualcuno aveva già portato dei palloni però la gente che giocava occupava tutta la piazza tirando pallonate un po’ a casaccio. La cosa aveva infastidito alcuni tra quelli che erano accampati lì che senza molti complimenti hanno preso il pallone e lo hanno bucato.” Si era riusciti finalmente a creare un clima di equilibrio, ovvero era stato adibito a campo da calcio un angolo della piazza dove c’era poca gente. “In questo clima di tensione ritengo che sia positivo che si mettano a giocare, è una cosa che mi piace molto quando butti un pallone in mezzo a un gruppo di adulti e si trasformano in un gruppo di bambini.” Era quindi iniziata la partita ma il ragazzo correndo ha appoggiato male la gamba e ha storto male il ginocchio. “È stato un pelo frustrante in un raro momento di svago trovarsi ad avere più problemi di prima. Abbiamo chiamato l’ambulanza, l’hanno portato via, oggi è tornato con un gesso che dovrà tenere per dieci giorni e una distorsione, nulla di grave. Poteva andare peggio ma poteva anche andare meglio perché ora è accampato in una piazza col gesso. Bisognerà recuperargli delle stampelle per garantirgli degli spostamenti minimi.”

A parte questo incidente la situazione mi sembra più tranquilla e me lo conferma anche A. “Abbiamo avuto una sorta di ricambio nella piazza, alcuni se ne vanno e ne arrivano di nuovi. Nei giorni scorsi la situazione era molto tesa, avevamo qualche problema legati all’abuso di alcol, qualche screzio tra i vari gruppi che si sono formati. C’è ancora qualche screzio, come può capitare in qualsiasi gruppo sociale che si ritrova a convivere, ma la situazione si è stabilizzata.”  A. mi racconta che le persone si sono divisi a gruppetti in base alla loro provenienza. Ci sono somali, nigeriani, italiani e sudamericani.
Chiedo se si è risolta la questione del bagno. “Non si è ancora risolta, stanno ancora facendo tutti i propri bisogni in fondo a una scala. Ogni tanto presto la mia bici a gente che raggiunge i gabinetti pubblici di Porta Palazzo o zona Aurora.”

C’è però una novità. Infatti, nella mattinata (ricordo che è passata esattamente una settimana da quando è cominciata l’occupazione della piazza) c’è stata una conferenza stampa a cui hanno partecipato tutte le testate giornalistiche e sono stati ascoltati l’avvocato dell’ASGI e alcune persone che stanno vivendo in piazza Palazzo di Città. Domenica nel pomeriggio era venuta anche la 7. “Hanno intervistato qualcuno delle persone presenti, la gente quando sono arrivate le telecamere si è animata, alcuni sono andati dietro la telecamera a fare i pici, i magrebini hanno recuperato non so da dove una bandiera della Palestina e sono andati dietro un corteo spontaneo gridando << Palestine, Palestine!>>”. Mi racconta A. Inoltre durante la conferenza stampa i solidali si sono occupati di controllare la modalità con cui le persone venivano riprese dalle telecamere: “Capisco che bisogna documentare ma c’è modo e modo, siamo stati attenti che non puntassero direttamente in faccia le telecamere senza chiederlo.”
Sorge spontaneo chiedere se il Comune abbia trovato una soluzione, dopo una settimana.
“La situazione non è cambiata. Sono state spese parole sulla tipologia di persone che c’è in questa piazza ma non si è parlato di come risolvere questo problema. Stiamo affrontando una pandemia, ci sono delle precazioni da prendere. Ho sentito che in altre città, forse all’estero, hanno messo a disposizione dei senzatetto le stanze degli hotel così da avere una stanza, un bagno. Non qua.”

Passeggiando tra le tende ho occasione di parlare con le persone. La prima con cui chiacchiero è S. “Guardo il meteo, osservo il meteo, volete?” e ci offre un pezzo di prosciutto. “Non so cosa dire, scusami…magari domani si, perché ora sto seguendo una terapia ansiolitica ed è meglio se continuo la cura.” S. sorride e mi offre di nuovo un pezzo di prosciutto.
Incontro H., il ragazzo col gesso “H. ha fatto finta di farsi male perché stava perdendo a calcio contro di me!” scherza A., H. ridacchia. È seduto su una sedia, circondato da persone che chiacchierano con lui, ride e scherza con tutti.
Proseguo verso dove si sono sistemati i latino-americani. “Si si, vogliamo parlare!” e cominciano a raccontare. “Sai qual è il problema? Che tanti di noi si sono iscritti a via Sacchi, che è il centro che comanda tutti i dormitori e ti mandano in giro per dormitori. Se però sono pieni ti rimbalzano da varie parti. Quindi noi che abbiamo pensato? E se ci rimbalzano di nuovo? E quindi abbiamo deciso di andare a piazza d’Armi e questo perché ci stavamo meglio perché lì tutti i giorni sapevamo che dormivamo e che ci potevi sempre tornare, basta che arrivi per primo. Stavamo bene lì.”
Quando però è stato chiuso, loro non sapevano proprio dove andare. Perché gli altri dormitori sono pieni e ci sarà ancora più coda dopo la chiusura di piazza d’Armi. “Per fare la coda e non poter entrare che senso ha? E quindi abbiamo deciso di rimanere in piazza davanti al Municipio. Abbiamo deciso di venire qua, davanti al Comune, per cercare risposte.” Anche loro raccontano che appena arrivati, sono stati fermati ed è stato chiesto il loro nome, cognome e numero di telefono. “Molti hanno avuto paura perché non hanno i documenti e quindi se ne sono andati. Ci hanno detto di andare via da qui e che poi ci chiamavano…ma noi dove andiamo? I dormitori sono pieni. Preferisco stare qui.”
Riguardo alla risposta tardiva delle istituzioni commentano: “Stiamo aspettando una risposta dal sindaco perché io non credo che ci voglia tenere qua, è impossibile stare qua. Penso che già saranno stufi di noi per il rumore. C’è qualcuno che dice di andare a prendere una palazzina (occuparla). Aspettiamo cosa dice il sindaco. Se non finisce così andiamo a prenderci la palazzina. Chiudiamo le strade al massimo e sarebbe bello così viene e vede come stiamo. Lo abbiamo deciso già tutti, la maggioranza.” Aggiungono anche: “Speriamo di non arrivare a questo. Siamo pieni di posti liberi, perché non ci mettono lì? Non chiediamo il mangiare, noi chiediamo un tetto sotto cui stare.”

12 maggio

All’alba la piazza è stata sgomberata. L’avvocato dell’ASGI non è stato avvisato. I solidali mi raccontano che è stato uno sgombero “gentile”, non ci sono state azioni violente da parte di nessuno. I senzatetto sono stati portati al padiglione 5 di Torino Esposizioni (ex struttura adibita per ospitare le fiere di Torino). A tutti è stato fatto il tampone e misurata la temperatura.
Il padiglione 5, sotterraneo, viene utilizzato come parcheggio e durante il periodo natalizio come spazio per ospitare una fiera a tema. Si era pensato di utilizzarla come struttura d’emergenza Covid-19 ma non era mai stata allestita.

Le persone che occupavano piazza Palazzo di Città sono state dunque trasferite qua dentro e si parla di predisporre la quarantena per tutti.
Chi aveva problemi psichiatrici o fisici è stato portato in ospedale, le donne sono state collocate in delle strutture apposite.
I bagni non ci sono, o sono allagati o non funzionano. 
La polizia ha circondato la struttura e nessuno può uscire né entrare, tranne la Croce Rossa. I solidali non possono accedervi. Mi racconta un ragazzo che l’unico contatto che è riuscito ad avere con chi sta dentro è avvenuto quando ha restituito il telefono a uno dei senzatetto, che glielo aveva affidato chiedendogli di ricaricarlo a casa sua I solidali sono riusciti a mettersi d’accordo con la Croce Rossa per la consegna di alcuni medicinali.

Mi raccontano anche che non tutti quelli che erano nella piazza sono stati portati lì perché alcuni al momento dello sgombero erano da un’altra parte e che hanno deciso di ospitare a casa loro chi era rimasto fuori dallo sgombero.

14 maggio

Nel padiglione 5 non c’è più nessuno. Tutti i risultati dei tamponi hanno avuto esito negativo. Gli italiani sono stati inseriti in strutture apposite, gli stranieri nei CAS, sia quelli con i documenti che quelli senza, tramite inserimento straordinario, fino alla fine dell’emergenza covid-19. Solo un uomo nigeriano, con precedenti, è stato inserito in un CPR.
Dunque si è arrivati a una sistemazione che, occorre sottolineare, è temporanea.

Dopo dieci giorni dalla chiusura del dormitorio di piazza d’Armi l’amministrazione sembra avere trovato una soluzione. Ma è davvero una soluzione efficiente e adeguata?

Elena Lupica

@foto di Elena Lupica